11 novembre 2016

Un vino al mese: Venica Sauvignon Ronco delle Mele

Torna la rubrica "Un vino al mese" curata dalla bravissima sommelier Cinzia Bonfà che oggi ci racconta, con il suo stile inconfodibile, la differenza tra aroma e bouquet presentadoci un meraviglioso Sauvignon. La parola a Cinzia, che vi consiglio di seguire anche sulla sua interessantissima pagina Facebook "NON SOLO VINO", su Twitter InstagramNoi ci vediamo presto con una nuova ricetta. Buon vino e buon fine settimana!


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Venica Sauvignon Ronco delle Mele tra aroma e bouquet.
testo e foto di Cinzia Bonfà

C’è un ruolo superiore d’incontri giocato nell’armonia universale tra aromi e bouquet maschili e femminili, come quelli che si trovano in un profumo. C’è chi sostiene, infatti, che il vino si annusa come un profumo, che la voluttà è volatile e che è del tutto legittimo distinguere gli aromi maschili da quelli femminili. 
Il discorso è più semplice, è tutto fondato sulla natura umana che è strettamente legata alla procreazione, quindi all’amore e infine all’eros. Annusare il vino può diventare un gesto erotico, se si riescono a scindere i profumi maschili da quelli femminili, ma capire se in un vino tali profumi sono racchiusi negli “aromi” o in un “bouquet”, beh, questo è più da competenti del settore, amanti sopraffini. Ecco come naso e vino diventano due entità inseparabili. 
Come sostiene Émile Peynaud ne “Il gusto del Vino”, l’aroma è l’insieme dei principi olfattivi dei vini giovani e il bouquet è invece quell’odore acquisito nel corso del tempo. 
L’aroma, dunque, è come una giovane ragazza quando si spruzza un po’ di questo e due gocce di quello ed esce con vestiti leggeri lasciando una scia fresca, spontanea, gradevole e vibrante al mondo. 
Il bouquet, ovviamente, è tutt’altra cosa: è l’infusione degli odori di una vera e propria donna con i suoi segreti penetranti, le sue palpebre ammiccanti. Il bouquet non evapora subito dal bicchiere, rimane lì tra un respiro e l’altro. Si distinguono odori fluttuanti, animati, fulminanti che si aprono come la coda del pavone dimostrando come quel vino possa avere un’anima così colma di civetteria. D’altro canto, ci sono invece vini eccessivamente giovani che rimangono sfrontati, turbolenti, chiassosi ma terribilmente eccitanti.
Per la mia degustazione a riguardo ho scelto il Sauvignon Ronco delle Mele di Venica, un vino friulano che rispecchia fedelmente l’aroma giovanile tipico del vitigno di appartenenza che, con qualche anno in più di affinamento in bottiglia, riesce a regalare un bouquet unico. In gioventù il Ronco delle Mele è uno dei Sauvignon più estremi in assoluto con quei sentori vegetali di foglia di pomodoro, sambuco e bosso che uniti creano quella fantomatica idea di “pipi de chat”, acre, minerale. Seguono litchi e lime. Poi, con qualche anno di riposo in bottiglia (almeno 5 anni dalla vendemmia), può competere con i grandi Sauvignon della Loira, con profumi minerali evoluti di idrocarburo e quelli vegetali più arrotondati di verbena e di un campo di camomilla al sole. Il sorso da vibrante iniziale di gioventù con fremito minerale-agrumato si tramuta in quello più carnoso-fruttato mantenendo intatto un nerbo acido-sapido di forte penetrazione. Voluttuoso il connubio con i gamberi piccanti al lemongrass e aglio.

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