27 febbraio 2015

Ape-ricetta del venerdì: pizzette con patè di carciofi, rucola e parmigiano

pizzette blog
Evviva! Torna finalmente l'aperitivo del venerdì! E anche stavolta, ho usato il meraviglioso patè di carciofi e anacardi della scorsa settimana (scusate se ve lo propino in ogni dove, ma era davvero stra-buono e poi sti due barattolini li dovevo far fuori in qualche modo che non è che si conservino all'infinito...). Tra l'altro, l'idea che mi ha portato alla produzione di quel patè è venuta proprio da queste pizzette qui, scovate su un vecchio numero di Saveurs che prevedeva, per l'appunto, l'uso di un "caviar d'artichauts" non meglio identificato. Insomma, vedete voi... sia che vogliate cimentarvi nell'auto produzione della cremina di cui sopra, sia che vogliate ricorrere a un prodotto pronto (purché sia di buona qualità) queste pizzette qui sono un'idea molto sfiziosa per un aperitivo rustico e veloce. Se proprio non avete tempo per preparare la pasta per la pizza, il mio consiglio è sempre e comunque quello di ricorrere ad un impasto fresco (che non ce l'avete un forno o una pizzeria sotto casa che vi vende quei tre etti di pasta lievitata?) piuttosto che ricorrere alle basi pronte che in genere sanno molto di conservanti.. In alternativa alla pasta per pizza, potete tranquillamente usare la pasta sfoglia, il risultato sarà comunque buono ma leggermente più calorico. Buon fine settimana!


25 febbraio 2015

Toast farcito: patè di carciofi, spinacino, speck Alto Adige e Robiola Occelli

sandwich
Ho sempre avuto una vera e propria passione per i toast. Penso che derivi dal fatto che, quando eravamo bambini, la cena della domenica sera spesso e volentieri consisteva in toast farciti (o caffèllatte). Ora però che non pensiate ad un'infanzia infelice fatta di piatti di plastica e cibo scongelato, anzi! Mia mamma ci ha cucinato piatti freschi e straordinariamente buoni, con amore e dedizione ogni santo giorno, sia a pranzo che a cena, compresa soprattutto la domenica a mezzogiorno, che in genere coincideva con un pranzo da festa: lasagne al forno, arrosto, pasta fresca fatta in casa oppure tortellini in brodo e bollito misto... Per questo, almeno la domenica sera, la cena era piuttosto frugale o, per lo meno, non prevedeva l'uso dei fornelli e così anche la mamma poteva riposare un po'. E per me e mio fratello era un appuntamento molto atteso, poter mangiare in pigiama, spesso davanti alla TV -rarissima concessione- con i nostri toast sui vassoi e magari, se proprio eravamo in vena di follie, un bicchiere di coca cola (che da noi era veramente una rarità!). In genere mio fratello preferiva il toast "farcito", alla milanese, con dentro un mix di verdurine sottaceto tritate finissime. Io invece, che non ho mai amato molto i sottaceti, lo preferivo semplice: un velo di burro sulle fette di pane in cassetta, prosciutto cotto e formaggio a fettine, in genere una caciottina che mia mamma tagliava pazientemente a fette sottilissime perché a casa nostra le sottilette nei nostri toast non sono mai entrate... Un rituale che a me di tanto in tanto non dispiace ripetere, soprattutto se sono sola quando immimarito è in viaggio e francamente, al rientro dall'ufficio, la voglia di preparare per me sola una cena come si deve è piuttosto scarsa.. Questa volta, visto che ne avevo ancora un po', ho spalmato le fette di pancarrè ai cinque cereali e semi con un velo di quel meraviglioso patè di carciofi e anacardi della scorsa settimana (che per la cronaca è stato finito a suon di cucchiaiate direttamente dal barattolino tanto era buono...), qualche fettina di speck Alto Adige IGP tagliato finissimo come piace a me, profumato e morbido. Per il tocco filante che non può mancare in un toast degno di tale nome, qualche fettina di Robiola Occelli e una manciata di foglioline di spinacino per dare una nota croccante e fresca. Via dentro la piastra tosta pane ben calda, senza schiacciare mi raccomando, finché il pane non diventa croccante e il formaggio inizia a fondere.. gnam!

23 febbraio 2015

Cum Panis

FILONE FETTE blog
Non ho studiato il latino, ma l'etimologia delle parole mi ha sempre affascinato. Così, pur non avendo studi classici alle spalle, so che la parola "compagno" deriva dall'unione delle parole "cum" e "panis",  ovvero partecipe dello stesso pane. Una parola che racchiude, dunque, il significato della solidarietà e dell'uguaglianza, della condivisione e dell'altruismo. E tutto questo è rappresentato nel gesto universale di pace e di amore che sta nella condivisione del pane. Non sono religiosa, ma credo nella solidarietà, nell'uguaglianza, nella tolleranza, credo che tutti gli uomini e le donne siano uguali, meritevoli degli stessi diritti e degli stessi doveri. Così dovrebbe essere in ogni parte del mondo. Con rispetto e solidarietà, il gesto più antico, quello della condivisione del pane, dovrebbe essere alla base di una civiltà migliore, un concetto molto semplice di pace che forse non sappiamo più ritrovare. Qualche giorno fa passava su Facebook questo video, una campagna di sensibilizzazione di una organizzazione umanitaria nei confronti della realtà, ancora oggi presente in molte parti del mondo, della denutrizione infantile. Un video promozionale sì, semplice ma bellissimo: nel filmato, vengono ripresi a loro insaputa due bambini piccoli. Davanti a loro, un adulto mette due piatti coperti da una cloche da ristorante. Non appena l'adulto lascia la stanza, i bambini scoprono, con loro grande stupore, che solo uno dei due piatti contiene un sandwich mentre l'altro è vuoto. Dapprima un momento di stupore, di inattesa delusione, i bambini si guardano un po' esterrefatti per qualche istante senza dire nulla. Ma non c'è uno solo di quei bambini che non abbia immediatamente spezzato il propio panino per darne metà al proprio compagno, dimostrando un istinto alla condivisione e alla solidarietà che forse dovremmo ricominciare ad imparare. Cum Panis.  

FILONI blog
Ieri è stato un giorno particolare. Innanzitutto, per la prima volta, mi sono cimentata nella produzione artigianale di un pane fatto in casa. Con la collaborazione e i consigli "remoti" della mia amica e "compagna" Rossella sulla finitura e la cottura di questi filoni ritorti, ho sfornato un pane che da tempo avrei desiderato acquistare in qualche panificio un po' fornito ma che non sono mai riuscita a trovare, e quindi ho pensato di auto produrlo. Un pane ai capperi. Poi, a fine giornata, mentre ero in attesa della seconda lievitazione sono scesa un attimo fino al supermercato dietro casa, a comprare delle banane per un'altra ricetta, e lì ho trovato due volontari di Save the Children, due giovani e simpatici ragazzi in maglietta rossa che avevano deciso di trascorrere la domenica davanti a un tavolino in uno sperduto supermercato di quartiere, che mi hanno spiegato quello che nel mio piccolo avrei potuto fare per aiutare molti bambini che ancora oggi, sembra incredibile, muoiono di fame in molti paesi del mondo. Non so se ultimamente avete visto in televisione lo spot di Save the Children. Per me rivederlo ogni volta è uno schiaffo in faccia, una secchiata di acqua ghiacciata. Così, in una giornata in cui impastavo il mio primo pane, riflettendo sul significato della parola "compagno", sono tornata a casa con un sacchetto di banane e una sottoscrizione per una donazione mensile a Save the Children. Forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di specificarlo, ma nessuno mi ha chiesto di parlarne qui sul blog. Ma penso che sia una cosa giusta da ricordare, che molti uomini, donne, bambini di questo nostro strano mondo hanno bisogno di noi. Di un piccolo, piccolissimo aiuto. Ognuno per ciò che può donare. Anche solo un piccolo pezzo di pane. 

FETTE blogABC

FILONCINI RITORTI DI FARRO AI CAPPERI

250 g di farina di farro

200 g di farina 0
30 g di lievito secco per pane con pasta madre (io ho usato questo Pane degli Angeli)
270 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di zucchero di canna
1/2 cucchiaino di sale
50 g di capperi sotto sale
1 cucchiaio d'olio e.v.o.

Sciacquate bene i capperi in acqua corrente per fargli perdere la maggior parte del sale, scolateli e tamponateli con carta da cucina. In una ciotola, sciogliete il lievito nell'acqua tiepida insieme allo zucchero. (A seconda del tipo di lievito che adoperate, a questo punto potrebbe essere necessario attendere 10-15 minuti per la sua attivazione. Quello che ho utilizzato io non la prevede.)
Mescolate le due farine e incorporate l'olio e l'acqua con il lievito. Unite i capperi e impastate finché non otterrete un impasto liscio, piuttosto morbido (io ho usato la planetaria con il gancio finché l'impasto non ha iniziato a incordare). Trasferite su un piano infarinato e lavorate ancora per qualche minuto. Formate una palla, fate una piccola incisione sulla superficie e coprite con un telo. Ponete in un luogo caldo (io lo metto nel forno spento con la luce accesa) e fate lievitare per circa 2 ore, fino al raddoppio. Dividete il panetto in due metà e formate due filoncini. Arrotolateli su se stessi dandogli una forma ritorta, sistemateli su una teglia coperta da un foglio di carta forno e spolverateli di farina. Copriteli con un telo e fateli riposare per una mezz'oretta. Scaldate il forno a 220 g, spruzzate l'interno con acqua vaporizzata prima di inserire la teglia con i filoni. Fate cuocere per 20-25 minuti finché non saranno belli dorati, spruzzando ancora l'interno del forno con acqua vaporizzata a 5 minuti dal termine della cottura. Fate raffreddare completamente prima di tagliare a fette. 

20 febbraio 2015

Patè di carciofi, anacardi e maggiorana

patè carciofi copia
L'idea di questa ricetta viene in realtà da un'altra ricetta, che vi presenterò presto. Uno degli ingredienti di quell'altra ricetta era, per l'appunto, un non meglio identificato "caviar d'artichauts" e nella ricetta diceva proprio "una confezione di caviale di carciofi".. ohibò.. e ora? mi rendo conto che molto più semplicemente potevo risolvere acquistando una crema di carciofi già pronta, magari anche di buona qualità. Però, insomma.. l'idea di usare un preparato non è che mi sconfinferasse troppo.. Poi avevo questi anacardi che ancora non sapevo bene come utilizzare, e questi due carciofetti in che mi lanciavano sguardi imploranti dal frigorifero... E questa povera maggiorana, una delle poche erbette aromatiche che resiste eroicamente alle temperature invernali sul nostro terrazzo. E allora eccomi qui, a produrre un patè di carciofi della dispensa. E vi devo dire che il risultato è stato veramente al di sopra delle aspettative, altrimenti non starei qui a propinarvelo oggi, non vi pare? Una cremina cremosa di quelle buone da conservare e spalmare sui crostini, in un panino, sulle pizzette, sui grissini o vedete voi.. Io intanto ve la metto qui, poi fatene l'uso che più vi aggrada! Buon fine settimana a tutti!


18 febbraio 2015

Una ricetta "coup de foudre": pappardelle all'aglio e rosmarino con ragù di coniglio

pappardelle1 copia
Capiterà anche a voi di andare a cena in un ristorante, mangiare un piatto buonissimo, un po' rustico, semplice ma originale al tempo stesso e pensare "questo lo rifaccio a casa".. Ecco a me è capitato con questo piatto qui, che già dal titolo sul menù mi ha fatto venire l'acquolina in bocca: pappardelle all'aglio e rosmarino con ragù di coniglio. Infatti, quando poi me le hanno portate, l'assaggio non ha affatto deluso le aspettative. E non c'è stato verso che io prima o poi quel piatto lì lo dovevo provare a rifare. E, infatti, oggi eccolo qui, in tutta la sua rustica semplicità. Ovviamente la ricetta me la sono un po' inventata, molto di rado (ma è capitato anche questo, a volte) mi permetto di disturbare lo chef chiedendo la ricetta. Perciò sulla base di quanto assaggiato, aggiungendo qualche variazione personale, ho tentato di riprodurla e vi devo proprio dire che ne è uscito un piatto assolutamente squisito, profumatissimo, delicato ma rustico, di grande conforto.. Nella fattispecie ho insaporito il tutto con una bella spolverata di pecorino di Amatrice, una geniale e recente scoperta che mi ha riconciliato con la maggior parte dei piatti della cucina romanesca, io che non amo molto il gusto troppo marcato del pecorino romano. In alternativa, potete usare un pecorino di fossa, un pecorino di Pienza stagionato o anche semplicemente del parmigiano reggiano. A voi l'invito a provare questo piatto che è certamente molto tradizionale ma con un piccolo tocco alternativo. Proprio come piace a me.

pappardelle aglio e rosmarino

16 febbraio 2015

La colazione del lunedì mattina: zucchini bread

zucchini bread
Altra settimana, altro dolce, altro cake da colazione (scusate...) e di nuovo una torta che viene dalla tradizione casalinga americana. Il "zucchini bread" infatti è veramente un classico dei dolci da "bake sale" americani, ogni mamma ha la sua ricetta e state pur tranquilli che in qualsiasi festicciola scolastica che prevede la vendita di dolcetti fatti in casa e limonate fresche, il zucchini bread non mancherà di certo. Io, a dire il vero, mi sono fatta conquistare dalla ricetta di Daniela di un po' di tempo fa, anche se poi ho preferito optare per una versione leggermente più "sana" e meno burrosa sostituendo il tanto burro con meno olio di semi di mais. Ho anche evitato la glassa al limone che amo molto ma che preferisco evitare se preparo un dolce per la colazione (capite bene che il limone che si scioglie quando vai a inzuppare nel caffellatte magari non ci sta benissimo). Perciò per iniziare questa nuova settimana con una ricetta semplice, leggera ma comunque deliziosa ecco il mio zucchini bread. Buon lunedì!

13 febbraio 2015

Salmone alle cinque spezie (meno una) affumicato al tè nero

salmone per blog
Nonostante i quasi 7000 pin nella mia bacheca "Food and drinks" sul mio profilo Pinterest, riesco sempre a scovare qualcosa di nuovo da aggiungere e in questa mia paziente attività di ricerca di nuove idee, spunti, suggestioni per provare a cucinare qualcosa di diverso devo dire che l'aver coinvolto "immimarito" è stata una mossa vincente. Fino a qualche mese fa non sapeva nemmeno cosa fosse Pinterest ma poi, una volta attirato nella rete, anche lui ne è diventato un grande fan e soprattutto abile ricercatore di nuove ricette da sperimentare. Il più delle volte sono delle golose ciccionate che fanno venire l'acquolina all'istante, molto spesso si tratta di ricette tutte "sue", ovvero quelle che prevedono lunghissime e pazienti cotture nel barbecue a bassa temperatura. Molte volte, però, come nel caso della ricetta di cui vi parlo oggi, mi scova ricette che lui sa già che io vorrò immediatamente cucinare, che mi catturano fin dalla foto del piatto. E così è stato per questo filetto di salmone che mi ha immediatamente catturata, innanzitutto per la bellissima presentazione della ricetta ma soprattutto per il particolare procedimento di cottura che mi intrigava moltissimo. Dovevo provare! Nella ricetta originale si prevede l'uso del mix 5 spezie che comprende anche il chiodo di garofano. Purtroppo personalmente ho un problema con questa spezia, non mi piace affatto, mi ricorda sedute interminabili sulla poltrona del dentista e anni di adolescenza rovinata dall'uso di QUALUNQUE tipo di apparecchio per i denti.. Lo odio talmente tanto che riesco a sentirne il sentore lontano un chilometro perciò, nella mia cucina, il chiodo di garofano, I'm sorry, non ha mai varcato la soglia. Vade retro. Qundi nella mia versione la quinta spezia è mancante, ma voi potete tranquillamente aggiungerla se volete e se non avete avuto traumi da dentista durante la vostra infanzia.. Il metodo di cottura di questo salmone è particolarmente interessante, e potete vedere i vari passaggi che sono illustrati molto chiaramente sul blog dal quale ho tratto la ricetta. Molto importante è ovviamente la qualità del filetto di salmone, che deve essere di quello buono e soprattutto bello spesso, come potete notare dalla foto. Il mio era alto almeno 3 dita. 
Nella ricetta originale, il salmone viene servito su un letto di bok choy leggermente brasato, io non sono riuscita a trovarlo perciò l'ho sostituito con degli spinaci freschi scottati in padella. Vediamo come procedere:

09 febbraio 2015

La Crostata definitiva: quella delle cuoche Isabella e Luisa

frolla 680
Tra i vari motivi per cui mi ritengo fortunata a lavorare dove lavoro, uno che per me non può che essere di non trascurabile importanza è la qualità del cibo offerto dalla nostra mensa, che sfata qualsiasi pregiudizio si possa avere sul concetto di cibo da mensa. In realtà nella nostra "cafeteria", come siamo abituati a chiamarla dalle nostre parti, si mangia di molto bene, un po' come si mangerebbe a casa propria, compresi (anzi vorrei dire soprattutto!) ottime torte sfornate fresche fresche dalle cuoche più o meno ogni giorno. Io devo dire che non rendo grande giustizia all'impegno di Isabella e Luisa, le cuoche della nostra mensa, perché sono abituata a consumare un pasto piuttosto frugale a mezzogiorno, spesso me lo porto da casa per smaltire qualche avanzo, e anche se sbavo davanti alla loro celeberrima pasta alla carbonara, il più delle volte opto per un leggerissimo riso all'olio e qualche verdurina al vapore.. Da grande fan della prima colazione quale sono, però, non mi sono fatta sfuggire le meravigliose torte che ogni giorno trionfano nella vertina del bar, e in particolare adoro oltre ogni modo la loro crostata perfetta. Una delle migliori crostate mai mangiate in vita mia: perfettamente croccantina come piace a me, giustamente burrosa senza risultare stucchevole, friabile, profumata, con la marmellata di visciole leggermente asprigna che la bilancia perfettamente. Insomma, una vera delizia. Tanto che le ho pregate di rivelarmi la loro segretissima ricetta e che, previa autorizzazione, oggi voglio condividere qui con voi.


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04 febbraio 2015

Ricettina light della settimana: gamberi piccanti al lemongrass e aglio

gamberi piccanti al lemongrass
Eccoci all'appuntamento con la ricetta "light" che ormai sembra diventato quasi un appuntamento fisso su questo blog.. insomma cerchiamo di alternare anche con qualche ricettina più leggera ma comunque decisamente sfiziosa e saporita che è inutile che facciamo finta di niente.. febbraio ormai è iniziato e da qui alla famigerata "prova costume" è un attimo! E questa in effetti è proprio una ricetta che apre per un momento una finestra sull'estate, in questa giornata grigia e piovosa. Questi gamberi li abbiamo già cucianti altre volte e sono talmente facili e buoni che non potevo non condividerli qui sul blog e finalmente sono riuscita a immortalarli prima che venissero spazzolati a vista.. La ricetta l'ho ripresa da Sweet Paul anche se ho leggermente diminuito la quantità di aglio che francamente mi sembrava un po' eccessiva (e che comunque è decisamente presente). Fondamentale è l'uso dei bulbi di lemongrass freschi, che non hanno nulla a che vedere con qualsiasi altra erba aromatica limonosa che potete trovare, perché hanno un gusto assolutamente insostituibile. Si trovano in genere nei negozi di spezie molto forniti o nei mercatini etnici (qui a Roma si possono trovare facilmente al mercato di Piazza Vittorio) o di specialità alimentari asiatiche. Per una decina di gamberoni vi servirà un bulbo di lemongrass fresco. Sgusciate i gamberoni, eliminate il carapace conservando solo la puntina della coda, e le teste (tenetele da parte e conservatele in un sacchetto in freezer, sono ottime per preparare un fumetto di pesce o da aggiungere a una pasta con i gamberi per dare più sapore). Eliminate il budellino sul dorso incidendolo leggermente con un coltellino affilato e sfilandolo con uno stuzzicadenti. Massaggiate leggermente il bulbo di lemongrass, eliminate la punta e la base e la prima foglia esterna. Tritatelo molto finemente insieme a due spicchi d'aglio abbastanza grandi, pelati e privati del germogli all'interno. Unite 1 peperoncino fresco piccante e tritate tutto al coltello il più finemente possibile. Condite le code di gambero con questo mix, un filo d'olio per farlo attaccare bene e un pizzico di sale. Lasciate riposare per almeno una mezz'oretta affinché si insaporiscano bene. Infilzate i gamberi su uno stecchino di legno nel senso della lunghezza, questo impedirà ai gamberi di arricciarsi durante la cottura e di cuocere più uniformemente. Al momento di cuocerli, scaldate bene una padella di ghisa (oppure una bistecchiera) e fate grigliate velocemente i gamberi per pochi minuti, girandoli da tutti i lati, finché non saranno ben rosolati. Fuori dal fuoco, condite con un filo d'olio a crudo, una spolverata di coriandolo o di prezzemolo tritato finemente e un pizzico di sale. Serviteli ben caldi, accompagnati da qualche spicchio di lime per chi preferisce un tocco acidulo sul finale. Sono perfetti per un antipasto o, in dosi più abbondanti, per un secondo leggero.

02 febbraio 2015

Una torta dimenticata: cake fondente all'arancia

cake all'arancia
Una persona mediamente interessata alla cucina in genere sfoglia qualche rivista gastronomica, consulta un libro di ricette, segue qualche food blog in cerca di ispirazione o magari alla ricerca di una ricetta ben precisa che aveva in mente di preparare. Se la cucina occupa una fetta della vostra vita che va ben oltre quello che può essere considerata una semplice passione o un passatempo, diventando un vero e proprio secondo lavoro,  l'attività dedicata allo studio e alla ricerca prende una piega diversa, le riviste di cucina si moltiplicano, così come i libri (invadendo i tre quarti della vostra più capiente libreria, oltre le mensole di qualsiasi scaffale della vostra casa), i blog da seguire sono una lista selezionata ma comunque decisamente lunga, in diverse lingue, conosciute e non (si seguono blog anche in polacco da queste parti, per dire... viva il google translator con tutti i limiti che ha!). In più c'è Pinterest, una fonte inesauribile di nuove ispirazioni. I post-it possono essere una buona idea, ma io personalmente preferisco raccogliere le idee per una nuova ricetta su un'agendina Moleskine dalla copertina rossa, tenuta insieme da un elastico, nella quale infilo anche ricette stampate da internet, ritagli di giornale, appunti più o meno disordinati, coordinate di ricette viste su un libro o su una rivista, idee random che mi vengono nel bel mezzo del giorno (o della notte), cose viste in tv, robine goduriose mangiate nel tale ristorante.. tutto viene appuntato abbastanza meticolosamente, in modo che poi si riesca a risalire alla fonte, e a volte succede che l'elenco sia tanto lungo che non si riesca a provare tutto ciò che si vorrebbe e talvolta passano mesi, anche anni prima che ci si ricordi di quella ricetta che si era vista e appuntata chissà quando. Poi un giorno, sfogliando il tuo taccuino e scorrendo l'elenco dei desideri, ti viene una gran voglia di spuntarne una dalla lista. Ed eccola qui, finalmente: la torta aranc. SAV 174 p. 86, il mio personale nome in codice di questa meravigliosa torta fondente all'arancia che vi presento oggi. Se il mio taccuino finisse in mano ai servizi segreti chissà che cosa penserebbero di me, ma in realtà "torta aranc. SAV 174 p. 86" è semplicemente la geolocalizzazione della ricetta, ovvero Torta alle arance, Saveurs n. 174, pagina 86. Più o meno questa qui, con alcune mie piccole varianti. è solo una questione di organizzazione, in fondo... (e di tempo, ma per quello si fa ciò che si può).

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