04 dicembre 2017

Bread or dead: la maturità delle banane

pigiama
La ragione per cui su questo blog ci sono moltissime ricette di banana bread, tante da poter quasi fondare un "breakfast-banana-club", è sostanzialmente una: compro troppe banane.
Mi piacciono moltissimo, ne sono golosa fin da bambina, e quando le compro in genere le mangio nel giro di pochi giorni, sono capace di mangiarne anche due di seguito, insomma difficilmente riesco a farle durare troppo a lungo. Anche perché il mio è un acquisto tattico, selettivo e ragionato (e su questa mia organizzazione pragmatica la mia amica Rossella sicuramente starà facendo un gran sorriso...). Scelgo infatti 4 o 5 banane con un diverso grado di maturazione (si, quella tipa strana che si aggira al reparto frutta del supermercato staccando una banana da 4-5 caschi diversi sono io), in modo che non maturino tutte contemporaneamente, così da non doverle mangiare proprio tutte insieme o rischiare che passino il momento di maturazione perfetta (per me). Con le banane è un po' così, carpe diem: le compri un po' acerbe, aspetti un giorno, due.. non ancora, aspetta ancora un giorno.. e BAM! Andate! Marroni, a pois, effetto giraffa. Immangiabili..
Cogliere il momento esatto per gustarle non è sempre facilissimo, a me piacciono quando hanno la buccia tutta completamente gialla e ancora spessa, con le estremità ancora impercettibilmente verdoline. State certi che se iniziano a comparire le prime macchioline marroncine, per quanto mi riguarda, il destino delle banane è segnato.
"Bread or dead", ovvero o finiscono in un banana bread o nella spazzatura. Il loro appeal nei miei confronti scompare del tutto alla comparsa del primo segno di invecchiamento. Non c'è scampo, non c'è pietà..
Il lato positivo è che qui a casa Pane&Burro il banana bread piace a tutti, perciò non è davvero poi un vero sacrificio prepararne uno così tanto spesso per la colazione della domenica.
Alzarsi dal letto la domenica prima di tutti per fotografarlo ancora in pigiama e molto assonnata, prima che venga spazzolato, è una missione che invece viene riservata solo ai nuovi esperimenti, come quello di oggi, al cacao e nocciole.

cucina






fhrifhierhfo


21 novembre 2017

Meatloaf: una "torta" di carne, ovvero un polpettone, ma più facile

polpettone per blog
Una cosa che ho imparato dalla cucina d'oltreoceano che spesso mi è capitato di assaggiare, cucinata da amici e colleghi born in the U.S.A., è che loro il nostro tradizionale polpettone lo cuociono nella teglia da plumcake e infatti lo chiamano "meatloaf", quello che noi potremmo definire "cake di carne". E vi devo dire che è un'idea veramente furba di preparare il polpettone, che in questo modo resta perfettamente "in forma" ed è facilissimo da cucinare e soprattutto da servire, dato che lo potete presentare e tagliare proprio come fareste con un normalissimo cake. Per questo motivo ho preso l'abitudine di cucinarlo anche io "in teglia", come fanno loro, addirittura in stampi da mini plum cake per dei polpettoni mono porzione. Questa ricetta l'avevo cucinata qualche tempo fa per il numero di settembre di Prèmiaty, la rivista di cucina dei supermercati Sigma, con cui collaboro da circa un anno, ed è risultato uno dei migliori polpettoni di carne mai mangiati perciò non potevo proprio non condividerla anche qui sul blog! Il gusto saporito della carne di maiale, arricchito da quello della salsiccia, si sposa magnificamente con la dolcezza delle cipolle e delle mele, il tutto reso ancora più speciale dal tocco croccante delle nocciole e dalla copertura croccantina delle briciole di pane fresco. Insomma, io ve lo consiglio assolutamente. Preparatelo un po' in anticipo, in modo che non sia troppo caldo al momento di servirlo, ma appena tiepido, così sarà anche decisamente più facile da tagliare. Insomma, provatelo e poi mi saprete dire se non è una meraviglia! E sono certa che anche molti di voi inizieranno a preparare il polpettone in teglia, come me...


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